Trattato di Roma

La PAC (Politica Agricola Comune o Comunitaria), fin dal suo inizio si era prefissata due obiettivi:
1. Soddisfare gli agricoltori grazie al prezzo di intervento. Questo era il prezzo minimo garantito per i prodotti agricoli stabilito dalla Comunità Europea. Il prezzo delle produzioni non poteva scendere al di sotto di questo;
2. Orientare le imprese agricole verso una maggiore capacità produttiva (limitando i fattori della produzione, aumentando lo sviluppo tecnologico e utilizzando delle migliori tecniche agronomiche).
Il mantenimento dei prezzi fu assicurato dalla CEE, grazie ad apposite aziende che si preoccupavano dell’acquisto delle eccedenze di produzione; queste venivano acquistate ad un prezzo d’intervento leggermente inferiore a quello indicativo. Le eccedenze venivano in seguito vendute a Paesi terzi con esportazioni sottocosto. Nel peggiore dei casi, le eccedenze venivano tolte dal mercato e quindi letteralmente distrutte.
Una delle misure consiste nella fissazione di livelli minimi di prezzo per i prodotti agricoli, che generano enormi eccedenze. La procedura usuale dell'Unione Europea è pagare gli esportatori perché vendano tali prodotti all'estero.


La PAC e gli impegni di condizionalità

Tutti gli agricoltori beneficiari di pagamenti diretti sono soggetti al rispetto della condizionalità, al fine di evitare riduzioni o esclusioni nell'erogazione dei contributi comunitari. La condizionalità si compone dei Criteri di Gestione Obbligatori, ovvero dei requisiti in materia di salute pubblica, benessere animale, sicurezza alimentare e delle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali al fine di rendere più verde e sostenibile la PAC.
I suddetti quantitativi nazionali, fissati in un Regolamento Comunitario cogente per ciascuno stato membro, sono suddivisi in “quota per consegne alle latterie” e “quota per vendite dirette”; la “quota consegne” fa riferimento ai quantitativi di latte che i singoli produttori conferiscono progressivamente alle latterie acquirenti, che eseguono la trasformazione, la distribuzione e la vendita; la “quota vendite” è invece riferita ai quantitativi che i produttori immettono direttamente sul mercato dei consumatori.
Una volta definiti i quantitativi nazionali di riferimento, ciascuno stato membro è tenuto ad assegnare le quote individuali ai singoli produttori per ciascun periodo di commercializzazione che va dal 1 aprile aI 31 marzo dell’anno successivo. La quota latte individuale rappresenta, quindi, una “licenza a produrre e commercializzare latte” entro un limite ben definito; in ipotesi di superamento di tale limite ciascuno stato membro trattiene il c.d. “prelievo supplementare”, cioè  una somma di denaro predefinita per ciascun chilogrammo di latte commercializzato in esubero rispetto alla quota.
I Regolamenti Comunitari nn. 1788/03 e 595/04, al fine di garantire la completa e corretta applicazione del regime delle quote latte, prevedono un sistema di controlli che gli Stati membri sono tenuti ad effettuare nel numero e nei termini dagli stessi stabiliti. In particolare, la normativa nazionale demanda alle Amministrazioni regionali tutte le funzioni amministrative relative all’applicazione del regime, compresi i controlli (L. 468/92). In Italia il sistema quote latte è disciplinato dal decreto legge 28 marzo 2003, n. 49, coordinato con la legge di conversione 30 maggio 2003 n. 119 recante riforme della normativa interna del prelievo supplementare nel settore del latte e nel settore lattiero caseario.
I controlli sono distinti tra quelli da effettuare in corso di periodo e quelli da effettuare dopo la fine del periodo di commercializzazione.
I controlli in corso di periodo riguardano, principalmente, l’attività di produzione e raccolta del latte (articolo 21 del Reg. (CE) n. 595/2004). Tali controlli sono effettuati, nel rispetto della stagionalità della produzione, essenzialmente nei confronti delle aziende produttrici e dei soggetti che effettuano i trasporti del latte.
I controlli di fine periodo riguardano, invece, sostanzialmente la corretta contabilizzazione dei quantitativi dichiarati dagli acquirenti del latte e dai produttori che effettuano vendite dirette.
In tale quadro Agea ha incaricato Agecontrol dello svolgimento di tali controlli per la campagna 2008/09 in taluni ambiti regionali. Tali controlli sono iniziati nel mese di marzo 2009.
Se un produttore nel corso della campagna lattiera non utilizza almeno l'85% della propria quota, separatamente per le consegne e le vendite dirette, decade dalla titolarità del quantitativo non utilizzato. La cessione in affitto temporaneo delle quote in corso di periodo (leasing) non viene considerata come utilizzo. ATTENZIONE: l'applicazione di tale norma è sospesa anche per la campagna 2011/12 (DM 10 agosto 2011 pubblicato sulla G.U. n. 249 del 25/10/2011).
Se non viene prodotto neppure un chilo di latte la quota viene revocata totalmente.
Non c'è decadenza solo nel caso in cui il mancato utilizzo sia determinato da cause di forza maggiore, che devono essere comunicate all'Amministrazione provinciale - viale Silvani n.6 Bologna - corredate dalla documentazione comprovante, entro 30 giorni dal loro verificarsi.

Le cause di forza maggiore possono essere:

  • •esproprio di parte consistente della superficie aziendale;
  • •decesso del produttore;
  • •furto o perdita accidentale di parte consistente del patrimonio bovino da latte;
  • •calamità naturale grave che colpisce una parte consistente della superficie aziendale;
  • •distruzione dei fabbricati destinati all'allevamento bovino da latte;
  • •epizoozie e altre cause sanitarie certificate, che compromettono la produzione lattiera.

La vendita di quota separatamente dall'azienda è consentita anche tra aziende ubicate in regioni diverse, ma solo fino ad un massimo del 70% della quota assegnata all'azienda cedente per la campagna 2003-2004. Questa limitazione non si applica nel caso di trasferimenti di quota tra aziende ubicate in zona montana o svantaggiata, che sono comunque assoggettati ai seguenti vincoli:

  • •le aziende ubicate in zone montane possono acquistare quote da aziende di tutte le zone, ma vendere le proprie quote solo ad aziende di montagna;
  • •le aziende ubicate in zone svantaggiate possono acquistare quote solo da aziende di zone svantaggiate e vendere le proprie quote ad aziende di zone svantaggiate o di montagna;
  • •le aziende ubicate in pianura possono acquistare quote solo da aziende di pianura e vendere le proprie quote ad aziende di zone di montagna o di pianura.

I contratti di vendita devono essere stipulati entro il 15 dicembre di ogni anno e trasmessi alle Amministrazioni provinciali entro 15 giorni dalla data di stipula unitamente alla comunicazione di vendita quote e all'apposito modulo corredato dall'allegato G1 per le superfici aziendali.
I soci di cooperative e gli aderenti ad associazioni di produttori hanno diritto di prelazione sulle quote poste in vendita da altri soci.
Il produttore che vuole vendere le proprie quote dà comunicazione al presidente della cooperativa, entro il 10 novembre, dell'offerta ricevuta da esterni. La comunicazione viene resa pubblica e i produttori che intendono esercitare il proprio diritto di prelazione devono dichiararlo inviando un telegramma al presidente. Se dopo 30 giorni dalla comunicazione il diritto di prelazione non viene esercitato, le quote possono essere vendute a produttori esterni alle condizioni comunicate, e deve essere inviata copia dell'atto al presidente della cooperativa.