Cosa cambierà quando le quote verranno abolite?
Pronto a prendere il posto delle quote, c’è il “pacchetto latte”. Il marzo 2014, con il Reg. 261/2012, è stato approvato – dopo tre anni di discussione – il pacchetto latte che introduce nella Pac (Politica agricola comune) un importante cambiamento. Un atto politico e normativo che inciderà non solo sul settore lattiero-caseario, ma su tutta l’agricoltura europea perché sancisce la fine degli strumenti di controllo diretto (le quote appunto). Nello specifico, sono quattro i punti fondamentali previsti: relazioni contrattuali con contratti scritti tra produttori di latte e trasformatori, possibilità di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali attraverso le organizzazioni dei produttori (Op), norme specifiche per la costituzione e il funzionamento delle organizzazioni interprofessionali (Oi), programmazione dell’offerta dei formaggi Dop e Igp. Le nuove misure, che saranno riesaminate nel 2015 e nel 2018, dovrebbero rimanere in vigore fino al 2020 per dare ai produttori lattieri il tempo necessario per prepararsi all’abolizione delle quote e migliorare la loro organizzazione secondo una logica più orientata al mercato.

L'Italia, dopo due anni di produzione in linea con la quota assegnata, quest'anno rischia di sforare: «L'andamento della produzione è preoccupante – afferma il responsabile del ministero agricolo – nei primi 4 mesi c'è stato uno sforamento di 110mila tonnellate e la proiezione su base annua ci porta a un surplus di 300mila tonnellate. Se si continua così si rischia di pagare un prelievo di 85 milioni dopo tre anni di zero pagamenti». Il ministro aveva invitato alla cautela già lo scorso inverno, ma ora la situazione si sta surriscaldando: «Voglio lanciare un appello forte a tutti i produttori e le cooperative perchè dimostrino senso di responsabilità e rientrino in quota. Abbiamo altri due anni di prelievo e se sfondiamo il tetto rischiamo di compromettere il passaggio al mercato e anche di suscitare reazioni negative da parte di Bruxelles». Il ministro si appella anche al settore della trasformazione: «dobbiamo evitare errori del passato che hanno visto andamenti altalenanti della produzione». Ma sul fronte interno c'è una altro tema sensibile, quello dell'etichetta supertrasparente.

L'italia,ritiene «l'obiettivo della trasparenza sull'origine sacrosanto» ma sottolinea che la la regolamentazione va fatta a livello europeo perchè «non è materia di legislazione libera da parte degli Stati membri». Il ministro però tiene a precisare che «sull'etichetta non siamo all'anno zero, già oggi in base alla normativa comunitaria più della metà, in valore, della produzione agricola e alimentare ha l'indicazione d'origine obbligatoria: ortofrutta, carni bovine, olio vergine ed extravergine, latte fresco, e tutte le produzioni Dop e Igp».A questi risultati siamo arrivati negli ultimi 20 anni grazie al lavoro di funzionari dello Stato come me che si sono impegnati per arrivare a questo risultato. Io c'ero – incalza – in tutti i negoziati sulle regolamentazioni per Dop e Igp, per le carni bovine, per l'olio e l'ortofrutta».